Chi ha scritto questa notizia? Nessuno.

chi ha scritto questa notizia? nessuno

Prova a immaginare un giornale online come tanti: titoli aggiornati in continuazione, categorie ordinate — politica, cronaca, economia, sport — un aspetto professionale, persino un direttore responsabile in calce alla pagina. Tutto normale, tutto già visto mille volte.

C’è solo un dettaglio che manca: nessuno, in quella redazione, ha mai scritto una riga.

È il caso di We-News, il sito che nei giorni scorsi ha acceso un caso a livello nazionale. Si presenta come una testata di informazione in tempo reale su Italia e mondo, ma dietro non c’è una redazione fatta di persone: gli articoli sono prodotti da sistemi di intelligenza artificiale che raccolgono notizie in giro per il web e le riscrivono, senza che nessun giornalista le abbia viste, verificate o firmate. L’editore dichiarato è una società con sede a Hong Kong, AZ Medias Limited; il nome indicato come direttore della pubblicazione non risulta iscritto all’Ordine dei giornalisti; la testata non risulta registrata presso alcun tribunale italiano. Anche le immagini che accompagnano gli articoli sono generate artificialmente e non documentano fatti reali.

Non è un caso isolato. Un episodio praticamente identico era già emerso pochi giorni prima in Trentino-Alto Adige, tanto che la Federazione Nazionale della Stampa Italiana e i sindacati regionali dei giornalisti hanno presentato un esposto all’AGCOM, l’Autorità che vigila sulle comunicazioni. Il 15 luglio è arrivata la segnalazione gemella in Umbria. Lo stesso giorno, anche il Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti ha inviato un proprio esposto sia ad AGCOM sia al Ministero della Giustizia. Persino il sottosegretario all’Editoria ha segnalato personalmente il caso al presidente dell’Autorità.

Perché dovrebbe interessarci

Si potrebbe pensare che sia un problema per addetti ai lavori — giornalisti, editori, avvocati. Non è così. È un problema di chiunque legga una notizia sul telefono, cioè di tutti.

Una ricerca Ipsos Doxa presentata a giugno al Premio Ischia lo conferma con un dato che vale la pena fermarsi a leggere due volte: quasi un italiano su due dichiara di essersi già imbattuto in una fake news. E un terzo del campione teme, in particolare, che l’intelligenza artificiale possa produrre notizie false o manipolate senza che il lettore riesca ad accorgersene. Non è più una minaccia futura di cui parlano gli esperti nei convegni: è già dentro la timeline di chi scorre le notizie ogni mattina.

Cosa distingue una notizia vera da una sua imitazione

Il punto non è la forma — un titolo, un sommario, un’immagine si imitano facilmente, oggi più che mai. Il punto è cosa c’è dietro. Una notizia vera ha sempre qualcuno che se ne assume la responsabilità: un giornalista che verifica una fonte, un direttore che risponde di ciò che pubblica, un ente o un’azienda che mette la faccia su un’informazione diffusa con il proprio nome. È un meccanismo che diamo per scontato, al punto da non accorgercene quasi mai — finché non ci troviamo davanti a un sito che lo salta del tutto, e che a un primo sguardo sembra identico a qualsiasi altro.

Un mestiere che torna centrale, per contrasto

C’è un aspetto meno raccontato in questa vicenda, ed è quello che riguarda da vicino chi lavora ogni giorno nella comunicazione istituzionale: uffici stampa, addetti stampa, professionisti delle relazioni pubbliche. Il loro lavoro, da sempre, consiste esattamente in quello che manca a siti come We-News — mettere una fonte verificabile, un nome e una responsabilità dietro ogni informazione che viene diffusa ai media. È un lavoro che per decenni è rimasto sullo sfondo, quasi invisibile, perché dato per scontato. Oggi, per contrasto con ciò che sta emergendo, quel lavoro torna a mostrare tutto il suo valore: non come garanzia formale, ma come argine reale in un ecosistema informativo che rischia di riempirsi di contenuti senza nessuno che ne risponda.

Una domanda aperta, non una battaglia vinta

Non è una vicenda che si chiude con la sconfitta dei siti-fantasma o con la vittoria del giornalismo tradizionale. È piuttosto l’inizio di una domanda che riguarderà sempre di più chiunque produca informazione e comunicazione — testate, ma anche aziende, enti, professionisti: quando un contenuto è scritto, assistito o generato da un’intelligenza artificiale, chi lo dichiara? E chi, in ultima analisi, se ne assume la responsabilità davanti a chi legge?

È una domanda che vale per i giornali. Ma vale, sempre di più, anche per chi ai giornali si rivolge ogni giorno per mestiere.


Alessandro Maola è fondatore e titolare di Alessandro Maola Comunicazione, agenzia di ufficio stampa e relazioni pubbliche con sede a Roma. Scrive articoli di firma per Il Tempo e Nazione Futura su temi di comunicazione, informazione e attualità istituzionale. www.alessandromaola.it

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