Perché, nell’era delle risposte generate dall’intelligenza artificiale, per esistere dentro ChatGPT bisogna prima esistere sui giornali
Quando un’intelligenza artificiale come ChatGPT, Gemini o Perplexity risponde a una domanda, non inventa: sceglie alcune fonti e le sintetizza. E la fonte di cui questi sistemi si fidano di più non è la pubblicità, non è il sito aziendale, non è il post sponsorizzato. È la copertura giornalistica autentica — l’earned media, ciò che le testate dicono di te senza che tu l’abbia comprato. Tradotto per chi fa impresa: la leva numero uno per entrare nelle risposte dell’IA è esattamente quella di un ufficio stampa fatto bene.
Non è un’opinione. È quello che dicono i dati più recenti sul modo in cui i motori generativi costruiscono le loro risposte. Ed è un cambiamento che riguarda chiunque oggi affidi la propria reputazione al digitale.
Cosa è cambiato nel modo in cui le persone cercano
Per vent’anni il gioco è stato uno solo: posizionarsi tra i dieci link blu di Google e conquistare un clic. Quel mondo si sta restringendo. Con l’arrivo degli AI Overviews di Google — le risposte sintetiche che compaiono in cima ai risultati, in Italia attive su gran parte delle query informative dal terzo trimestre 2025 — una quota crescente di ricerche non porta più a nessun sito.
I numeri raccontano la portata del fenomeno. Secondo le stime di Gartner, l’uso dei motori di ricerca tradizionali è destinato a calare di circa un quarto entro la fine del 2026. Un’analisi di Ahrefs sul 2025, condotta su 300.000 parole chiave, ha misurato un calo del 34,5% del tasso di clic organico sulle query in cui compare una risposta AI. È nato così un nuovo terreno di competizione, che gli addetti ai lavori chiamano GEO — Generative Engine Optimization, l’ottimizzazione per essere citati dai motori generativi. Il termine è stato coniato nel 2024 da un gruppo di ricercatori della Princeton University.
La domanda strategica, oggi, non è più soltanto “compaio nei risultati?”. È diventata: il mio nome viene scelto e citato quando l’intelligenza artificiale costruisce la risposta?
Da dove pescano le IA quando rispondono
Per rispondere a quella domanda bisogna capire come ragiona un modello linguistico. Le sue fonti arrivano da due livelli. Il primo è ciò che il modello “sa già” perché lo ha incontrato spesso in fonti che ritiene affidabili: lo si chiama primary bias. Il secondo è ciò che il modello va a recuperare in tempo reale sul web per una domanda specifica: è la cosiddetta RAG, la generazione aumentata dal recupero delle fonti.
Il punto è che, per le domande più generiche e importanti — “qual è la migliore azienda di…”, “chi è l’esperto di…” — domina il primo livello. E quel livello si nutre di una cosa precisa: la frequenza con cui un nome compare citato in fonti autorevoli e indipendenti. Cioè articoli di giornale, quotidiani online, magazine, testate verticali. Non backlink acquistati. Non advertorial.
I numeri che ribaltano dieci anni di marketing
Qui i dati sono netti. Un’analisi condotta da Muck Rack nel maggio 2026 su oltre 25 milioni di link citati da ChatGPT, Claude e Gemini in diciassette settori ha rilevato che l’84% delle citazioni AI proviene da earned media, mentre i contenuti a pagamento e gli advertorial pesano appena lo 0,3%. Il solo giornalismo rappresenta da solo circa un quarto di tutte le fonti citate.
A confermare la direzione c’è anche Gartner, che raccomanda alle aziende di spostare budget dalla pubblicità a pagamento verso l’ottimizzazione per i motori di risposta, indicando proprio l’earned media come l’asset di cui le IA si fidano di più. E le analisi del 2026 mostrano che le menzioni di terze parti — qualcuno che parla di te — sono circa tre volte più correlate alla visibilità nelle risposte AI rispetto ai vecchi backlink, mentre il legame tra l’autorità tecnica di un dominio e le citazioni AI è quasi inesistente.
C’è un dettaglio operativo che vale doppio: diversi studi del 2026 rilevano una sovrapposizione molto limitata tra le fonti citate da ChatGPT, Gemini e Perplexity per la stessa domanda. Ottimizzare per un solo modello lascia fuori una fetta importante di visibilità. Serve presenza ampia e coerente — di nuovo, esattamente la logica di una buona rassegna stampa, distribuita su più testate.
Perché la pubblicità da sola non basta più
La pubblicità compra spazio. L’ufficio stampa costruisce credibilità. È una differenza che è sempre esistita, ma che oggi diventa misurabile in modo nuovo: i modelli generativi riconoscono il linguaggio promozionale e tendono a scartarlo. Si fidano invece di ciò che è verificabile e attribuibile — dati, fonti, terzietà. Le stesse qualità che da sempre distinguono una notizia da uno slogan.
Significa che la reputazione costruita sui media non lavora più solo per chi legge quel giornale in quel momento. Continua a lavorare ogni volta che qualcuno fa una domanda a un’intelligenza artificiale, perché è in quella copertura che il modello è andato a “imparare” chi sei. Un articolo serio, oggi, è un investimento che produce interesse composto.
Cosa fare, in concreto
Tre indicazioni pratiche per imprese e professionisti che vogliono attrezzarsi.
- Costruire presenza editoriale autentica, non spot. L’obiettivo non è “uscire” una volta, ma essere citati in modo ricorrente su testate riconosciute. È la frequenza, nel tempo, a costruire la fiducia del modello.
- Diversificare le testate. Poiché ogni motore AI attinge a fonti in parte diverse, una rassegna distribuita su più testate vale più di una singola grande uscita isolata.
- Misurare il valore, non solo collezionare ritagli. Una copertura giornalistica ben gestita produce risultati stimabili: reach, valore economico equivalente, tono. È la differenza tra fare comunicazione e governarla.
Per chi si occupa di media relations da venticinque anni, tutto questo non è una rivoluzione: è la conferma, su un terreno nuovo, di un principio antico. Le buone relazioni con i media danno sempre buoni frutti. Oggi quei frutti maturano anche dove non li aspettavamo — dentro le risposte delle intelligenze artificiali.
È la ragione per cui continuiamo a investire su un mestiere apparentemente “tradizionale”, trattandolo però come una disciplina di precisione, con criteri oggettivi e risultati verificabili. Del resto siamo la prima agenzia di ufficio stampa in Italia a garantire il risultato per contratto: in un mondo in cui anche le macchine hanno imparato a fidarsi solo di ciò che è autentico e misurabile, ci sembra l’unico modo serio di lavorare.


